La coda di Melusina. La donna dell’acqua che fondò una stirpe
La casa dei Lusignano aveva un segreto.
Non era scritto nei libri, né custodito in una cappella: viveva nei racconti che si fanno a sera, quando la storia, dopo aver camminato per molto tempo fra gli uomini, torna a incontrare il meraviglioso.
Si diceva che all’origine della stirpe vi fosse una donna venuta dall’acqua. Si chiamava Melusina.
Raimondino la incontrò presso una fonte, nella foresta. Era giovane e bellissima, ma aveva negli occhi qualcosa che non apparteneva del tutto al mondo degli uomini. Non era sola: con lei erano altre due donne, e tutte e tre sembravano aspettare qualcuno.
Raimondino era giunto fin lì dopo una disgrazia. Durante una battuta di caccia aveva ucciso per errore il proprio zio e da allora vagava nella foresta portando nel cuore la colpa e il timore di ciò che lo attendeva.
Fu allora che Melusina gli parlò. Gli offrì amore, prosperità e una discendenza, ma il suo dono non era gratuito. Perché la donna dell’acqua può entrare nel mondo umano, ma non vi appartiene completamente. Una parte di lei deve rimanere altrove. Il sabato è il giorno del segreto, il giorno in cui Melusina si sottrae agli sguardi. Di tutti, anche dello sposo.
Qui la leggenda si avvicina a un motivo narrativo molto antico: quello della donna soprannaturale che accetta di vivere con un uomo a condizione che egli non violi un divieto che lei stessa gli impone.
Raimondino mantenne la promessa. Melusina divenne sua moglie. Ebbero figli e la loro casa prosperò. Dove prima c’era una terra selvaggia sorsero costruzioni, castelli, mura: le mani di Melusina sembravano conoscere segreti che gli uomini avevano dimenticato.
La fortuna dei Lusignano cresceva. E cresceva anche il mistero. Perché il sabato, quando Melusina si ritirava, nessuno doveva seguirla, nessuno doveva guardare.
Ma le promesse, nelle leggende, sono spesso più fragili dei castelli e un giorno Raimondino si avvicinò al luogo proibito. E guardò.
Vide Melusina immersa nell’acqua. Il volto era quello di sua moglie; il corpo, fino alla vita, quello della donna che conosceva. Ma sotto la superficie la forma cambiava: una lunga coda di serpente si muoveva lenta. La coda di Melusina è il segno visibile della sua doppia appartenenza. Non è soltanto un elemento mostruoso, non serve semplicemente a trasformare una bella donna in una creatura fantastica. La coda dice che Melusina non è interamente umana: il suo corpo porta la traccia del mondo dal quale proviene ed è significativo che la sua forma sia quella di un serpente.

Il serpente è una creatura della trasformazione. Cambia pelle. Vive vicino alla terra, ma può apparire e scomparire. Si nasconde nelle cavità, si insinua nelle fessure, riemerge da luoghi invisibili. In molte tradizioni è associato anche all’acqua, alla profondità e alla conoscenza nascosta, alla vita e alla morte. È una creatura della soglia.
Anche Melusina è una creatura della soglia. Può diventare moglie e madre, fondare una famiglia, creare la fortuna di una terra, ma non può rinunciare completamente alla propria natura.
La sua coda non è un dettaglio che la storia potrebbe semplicemente eliminare. È la verità che il patto protegge.
Il segreto era stato violato. Raimondino aveva finalmente visto ciò che non avrebbe dovuto vedere.
Da quel momento Melusina non poté più restare nel mondo degli uomini.
Il dolore di Raimondino, dopo la scoperta, è autentico. Ama Melusina e soffre per averla perduta. Ma il suo dolore non può cancellare ciò che è accaduto. La promessa è stata infranta. Melusina se ne va. Eppure non scompare del tutto.
La sua storia appartiene a quel genere di racconti medievali che cercano per una famiglia illustre un’origine altrettanto illustre e, possibilmente, meravigliosa. I Lusignano appartenevano alle grandi casate dell’Europa medievale: la loro storia si intrecciò con quella del Poitou, delle Crociate, del regno di Gerusalemme e di quello di Cipro. La leggenda, però, conduce la stirpe più indietro, verso una fonte e una donna venuta dall’acqua.
La forma letteraria più celebre della storia fu composta alla fine del XIV secolo da Jean d’Arras. Il suo romanzo, generalmente datato al 1392-1393 e noto come La nobile storia di Lusignano o Roman de Mélusine, fu scritto per il duca Jean de Berry, la cui memoria e i cui interessi erano profondamente legati al Poitou e alle grandi casate della regione.
Il racconto non mette accanto a Melusina un personaggio storico semplicemente trascritto dai documenti. Il suo sposo è Raimondin, figura della genealogia meravigliosa dei Lusignano; attorno a lui e ai figli della coppia Jean d’Arras costruisce una storia nella quale memoria dinastica, materia cavalleresca e folklore locale si intrecciano.
Una tradizione precedente, relativa a una fata-serpente del Poitou, era già conosciuta nel XIV secolo; Jean d’Arras la trasformò in un grande romanzo delle origini.
Ed è questo il punto decisivo.
Melusina non è soltanto una creatura soprannaturale che entra per un breve tratto nella vita di un uomo. È l’antenata di una stirpe.
La sua storia non dice soltanto: un giorno un uomo incontrò una donna venuta dall’acqua. Dice: da lei discendiamo.
Il meraviglioso non sta dunque fuori dalla storia. Sta all’inizio della storia. E forse è proprio questo che rende la leggenda così potente.
La donna-serpente ha lasciato il mondo degli uomini, ma non ha cessato di appartenervi del tutto. Continua infatti a vegliare sulla stirpe e ad apparire per proteggerla quando è necessario. Non è soltanto la creatura che viene dall’acqua e ritorna all’acqua: è una figura della memoria legata alla casata che ha contribuito a fondare. Il castello, la famiglia e la storia dei discendenti conservano la traccia di colei che non poteva essere trattenuta.
Melusina costruisce, genera, lascia dietro di sé qualcosa che dura. Ma non è completamente nostra. Può vivere fra gli uomini, sposare un uomo, avere figli umani, diventare madre di una stirpe, tuttavia una parte di lei deve restare altrove. Il sabato è quella parte di lei, è il luogo che Raimondino deve lasciarle.
Non è forse questo il significato più profondo del patto? Non che Melusina abbia qualcosa da nascondere, ma che nessuno può vivere interamente davanti agli occhi degli altri.
Ogni essere umano conserva una stanza che non apre.
Melusina ha una stanza d’acqua.
Quando Raimondino guarda non scopre una colpa, scopre una verità. Ma ciò che si vuole vedere non è sempre ciò che può sopportare.
La coda di Melusina non è dunque soltanto il segno della sua natura soprannaturale, è la parte di lei che Raimondino aveva promesso di non conoscere.
Melusina porta sul corpo il segno di una natura che non si lascia fissare: donna e serpente, sposa e creatura dell’acqua, madre di una stirpe e abitante di un altro mondo.
Non è metà di una cosa e metà di un’altra. È entrambe. Ed è forse questo che Raimondino non riesce ad accettare.
Dopo la scoperta, Melusina se ne va, ma la sua storia non finisce.
Questa è una delle cose più belle e più strane della leggenda. La donna dell’acqua non viene cancellata dalla memoria della casa che ha contribuito a fondare. Rimane. Ritorna nel racconto.
La sua presenza continua a essere associata ai Lusignano e alla loro fortuna. La creatura che non poteva essere trattenuta diventa l’antenata che non può essere dimenticata.
Melusina è scomparsa, ma non è perduta.
È tornata all’acqua. E dall’acqua, talvolta, torna a guardare.
Forse è per questo che la sua leggenda non ha smesso di vivere, non perché sia difficile immaginare una donna con la coda di serpente.
Le fiabe e le leggende ci hanno abituati a ben altro.
Melusina continua a inquietarci per una ragione più semplice.
Ci domanda se sia possibile amare davvero ciò che non possiamo conoscere interamente.
Secoli dopo, altre donne sarebbero emerse da laghi, fiumi e mari.
Avrebbero portato una pelle di rana, piume di cigno o il volto di una principessa.
Avrebbero amato, ingannato, generato figli e imposto divieti.
Ma Melusina era già lì. Presso una fonte. Con un segreto da custodire.
Immagine in evidenza: Raymond sorprende sua moglie, Melusina, mentre fa il bagno e scopre che la parte inferiore del suo corpo è quella di un serpente. Illustrazione tratta dall’opera di Jean d’Arras, Le livre de Mélusine, 1478.
