Petronilla. Le ricette di Petronilla, copertina (1939)

Petronilla e il dottor Amal

I posteri mi conoscono e mi avrebbero conosciuta solo come Petronilla, “quella delle ricette sulla Domenica del Corriere”, e come il dottor Amal, ma la vera Amalia, la medichessa che in un’epoca in cui nessun bravo borghese si sarebbe fatto curare da una donna, ha dovuto fingersi uomo per essere credibile. […] Non vorrei che il mio nome fosse collegato sempre e comunque al cibo e alle ricette, vorrei che uscisse un po’ anche Amalia […], vorrei poter dire senza falsa modestia che ho sempre mal sopportato di essere stata una donna davvero moderna per i miei tempi.

Pediatra e donna di grande cultura, Amalia Moretti Foggia arriva alla notorietà grazie ad Eugenio Balzan, direttore amministrativo del “Corriere della Sera”, che ha l’intuizione di offrire alla “medichessa” la collaborazione al supplemento illustrato del giornale, “La Domenica del Corriere”, perché intende puntare su una donna per conquistare nuovi lettori.

Così, nel dicembre del 1929, inizia col tenereLa parola del medico, una rubrica di consigli firmati “Dottor Amal”, con la quale accetta l’anonimato perché Amalia è consapevole che, in quegli anni, una donna emancipata e progressista non sarebbe riuscita a raggiungere un pubblico di lettori altrettanto vasto, vanificando quello era l’obbiettivo del suo grande impegno: fugare l’ignoranza dei più su moltissimi temi relativi alla salute, all’ambiente e all’alimentazione.

 Copertina del libro "Le ricette di Petronilla", Milano, Edizioni Olivini, 1939
Copertina del libro “Le ricette di Petronilla”, Milano, Edizioni Olivini, 1939

All’epoca, infatti, se si eccettuano casi rarissimi di donne che, come Ada Negri e la marchesa Colombo (al secolo Maria Antonietta Torriani, considerata una pioniera del giornalismo femminile italiano, con grande attenzione alla vita quotidiana, all’educazione e alla condizione delle donne) vi avevano avuto accesso, la carriera di giornalista era considerata prerogativa esclusivamente maschile. E, se la prima vi aveva ottenuto spazio in quanto già nota come “poetessa del popolo” e “voce della sofferenza” usando la poesia per dire quel che il giornalismo non avrebbe consentito, la marchesa Colombi vi era entrata come giornalista di costume, usando un rispettabile pseudonimo aristocratico e mimetizzando le sue critiche dietro una maschera rassicurante.
In poco tempo le sue doti di grande divulgatrice permetteranno ad Amalia di scrivere di cucina con la seguitissima rubrica Tra i fornelli e lo pseudonimo di “Petronilla”. Ma anche di economia domestica con La massaia scrupolosa e di puericoltura con Una mamma, collaborando con le altre testate periodiche del giornale: “La Lettura”, il “Corriere dei Piccoli”, il “Romanzo mensile”. I suoi articoli, soprattutto quelli a firma Petronilla e Dottor Amal, otterranno un grande successo fino alla sua morte, nel 1947.

Ma chi era questa donna decisamente in anticipo sui tempi, il cui straordinario percorso accademico rimane nascosto dietro tutta una serie di pseudonimi che punteggeranno la sua carriera?

Nata a Mantova nel 1872 in una famiglia di farmacisti laica e progressista, Amalia Moretti Foggia si laurea in Scienze Naturali a Padova nel 1895 e poi, terza donna in Italia, quella in Medicina a Bologna nel 1898. Dopo aver conseguito a Firenze la specializzazione in Pediatria, si sposta a Milano dove trova lavoro come medico fiscale presso la Società Operaia femminile.

Sono gli anni in cui ha inizio il suo impegno nel sociale, attraverso la diffusione nella cittadinanza dei più elementari principi di igiene e le cure gratuite prestate nei quartieri più poveri della città. Amica di Anna Kuliscioff, e dunque laica, socialista, femminista ante litteram, nel 1902 viene assunta presso l’ambulatorio della Poliambulanza di Porta Venezia, dove lavorerà per circa quarant’anni curando mamme, ragazze e bambini soprattutto di famiglie disagiate, prostitute.

Tuttavia, saranno proprio le sue seguitissime rubriche a farla entrare nei salotti e nelle cucine di milioni di case come medico, come pediatra e come cuoca.

La carta vincente è la sua scrittura, semplice e colloquiale, a tratti ironica ma sempre piacevole, efficace e attenta nel mutare registro a seconda che spieghi la composizione del sangue o una veloce ricetta salva cena: tutti elementi che contribuiscono a rendere accessibili conoscenze serie e complesse.

Il dottor Amal insegna come leggere una ricetta, i referti e i risultati degli esami medici; spiega con chiara semplicità come cambia il corpo col passare degli anni dando importanti indicazioni riguardanti l’igiene personale e l’educazione fisica. Mi riferisco in particolare alle raccomandazioni, ancor oggi valide in fisioterapia, relative al movimento, importantissimo soprattutto per gli anziani: “È molto novecento farsi sempre trasportare dalla carrozza, dall’automobile, dal tranvai, dal treno. Comodo invero, e dolce, ed allettante e assai… moderno, ma… quanto contrario a ciò che esige la sovrana Natura!”

Ma ripropone anche rimedi popolari e composti con erbe medicinali, le stesse con cui il padre curava Amalia da bambina.

I consigli di Una mamma, invece, attingono a piccole scene di vita familiare, come le birbonate che rischiano di causare traumi, ferite, malattie. Ed ecco gli esempi del ragazzino che si è ficcato un fagiolo nell’orecchio o di quell’altro che, dopo aver abbondantemente sudato, non si è messo la maglia di lana.

La sua vera fama è però legata alle ricette a firma Petronilla, dedicate alle lettrici che vogliono scoprire la dignità dello “spignattare” quotidiano e fidano nella sua funzione rasserenante per tutta la famiglia: “Se seguite la mia ricetta, avrete di certo, come l’ho avuto io, uno di quei maritali “grazie, cara” che scendon dritti dritti dentro il cuore”.

La scelta dello pseudonimo è ironica e non casuale nel suo chiaro riferimento alla celebre coppia creata del fumettista americano George Mc Manus col nome di Jiggs e Maggie, che sulle tavole del “Corriere dei Piccoli” avevano assunto il nome di Arcibaldo e Petronilla. Due emigranti irlandesi arricchiti, sempre in lite perché le ambizioni sociali di lei sono continuamente frustrate dal marito, il cui unico desiderio è quello di sbronzarsi con gli amici, pur consapevole che a casa c’è chi lo aspetta col mattarello.

Questo perché Amalia intende rivolgersi a un mondo di casalinghe che ogni giorno si sforzano di soddisfare i desideri della loro famiglia, creando per Petronilla una vita ben diversa dalla sua che, sposata ma senza figli, ha interamente dedicata al lavoro: quella di una donna qualunque, con tante amiche con cui spettegolare, lavorare a maglia, scambiarsi ricette, chiacchierando di maritini e figlioletti bricconcelli, pranzettini, arrostini, dolcettini…

“Non pensatemi, insomma, né cuoca perfetta, né cuoca di grido, ma soltanto (e come ognuna di voi, probabilmente), una qualunque donnetta di casa che in gioventù ha imparato a cucinare (come ognuna di voi certo avrà imparato) sotto la guida della sua mamma per poter fare, così, liete sorprese mangerecce al papà e ai fratelli; che, sposa, ha voluto (come ognuna di voi avrà certo voluto) perfezionare alquanto tra i fornelli della propria cucina”.

Una donna tuttavia per cui la cucina non è solo dovere e impegno quotidiano ma condivisione di cibo, affetti, valori, emozioni. Una cucina che si adatti ai borsellini semivuoti soprattutto a fine mese, alle esigenze di stagione, alle difficoltà di approvvigionamento dei paesini e delle piccole città, alla scarsa dimestichezza con pentole e fornelli. Perché come dice Petronilla, “Destino di noi donne è quello di doversi tanto lambiccar il cervello per trovare i più variati modi di sbarcare il lunario mangereccio”, magari riciclando abilmente gli avanzi o inventando “desinaretti “a base di castagne, patate, pane secco, interiora e persino ossa, ma preparati con cura e attenzione tanto da renderli se non prelibati quanto meno accettabili e sicuramente nutrienti. E qui affiora il dottor Amal, fermamente convinto dell’importanza di una dieta nutrizionalmente equilibrata: un pasto, anche un semplice desinaretto, deve essere composto da una minestra, una pietanza e un fine pasto, possibilmente dolce.

I consigli del dottor Amal e la voce rassicurante e amichevole di Petronilla tengono compagnia ai lettori (ma forse sarebbe più corretto dire “alle lettrici”) per vent’anni, attraversando il periodo buio della seconda guerra mondiale, dei razionamenti e delle tessere annonarie.

Sono gli anni della “cucina del senza”, con cui Petronilla suggerisce nuove tecniche e accorgimenti che consentano di mettere in tavola gli stessi piatti di “prima”, ma senza gli stessi ingredienti, ormai introvabili o comunque da impiegare con grande parsimonia. Adesso è fondamentale usare “poco grasso, poco riso, poca pasta, poca farina e poco zucchero, spendendo pochetto” e cucinando con pochissimo gas, “nutrendo però bastevolmente” la famiglia senza perdersi d’animo di fronte allo spettro della privazione e della fame. Scompaiono dunque i sempre ben colmi cucchiai di burro, zucchero, olio o latte delle sue ricette di “prima”, e poiché in dispensa c’è soltanto quello che passa la tessera annonaria, ecco la Crème caramel senza uova né latte, la cioccolata in tazza senza cioccolata, le zuppe senza pasta, le marmellate senza zucchero, la maionese senza olio, i legumi usati al posto della farina e della fecola. In fondo, si può «allestire una torta squisita anche senza uova, senza burro, e persino senza zucchero… che farà correre con il pensiero a quel famoso “pan di Spagna” del tempo che fu”.

È il trionfo in cucina del riciclo, del travestimento della penuria, sempre in linea con l’atteggiamento positivo di Petronilla, che non nega la difficile realtà ma cerca di valorizzare il poco che c’è, continuando imperterrita nella sua costante azione a sostegno delle famiglie. Perché adesso c’è bisogno di consolare, di rassicurare, di convincere che usando la fantasia è ancora possibile preparare piattini gustosi. Così i suoi articoli, che verranno poi raccolti e pubblicati a più riprese dalla casa editrice Sonzogno come Le Perline di Petronilla, vengono ritagliati e conservati con cura

E finalmente ecco, il 27 maggio 1945, la ricetta della “squisitissima ciambellona” con cui festeggiare un importantissimo, a lungo sognato evento: “Gran festa oggi in casa mia! Tutti quanti finalmente riuniti! Bando dunque ad ogni saggia economia pur di allestire un pranzetto sopraffino! Senza tanto sospirare aprirò ben largo il borsellino, e intaccherò le riposte intoccabili riserve. Impasterò poi tagliatelle; suderò sui fornelli, porrò in ghiaccio due bottiglie che in cantina attendevano questa gran giornata: preparerò anche la mia famosa ciambellona e sulla tavola stenderò persino la tovaglia ricamata. Grande allegria! la guerra è finita!”


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